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	<title>Storie senza fine</title>
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	<description>Scrittura creativa per giovani e giovanissimi di Simona Castiglione</description>
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		<title>Storie senza fine</title>
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		<title>Akecheta e i due lupi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 09:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simocastiglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sorgeva l&#8217;alba sull&#8217;immensa pianura abitata dalle sette tribù dell&#8217;alleanza Sioux. Lo spirito del sole scacciava le tenebre e tingeva di rosso le nuvole, le foglie degli alberi, la corrente del fiume e persino i volti delle donne uscite dalle capanne, già intente ai loro mestieri. Akecheta aveva solo dodici anni, ma si svegliò lo stesso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=storiesenzafine.wordpress.com&amp;blog=8345285&amp;post=38&amp;subd=storiesenzafine&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://storiesenzafine.wordpress.com/2009/09/14/akecheta-e-i-due-lupi/i-due-lupi-7/" rel="attachment wp-att-47"><img src="http://storiesenzafine.files.wordpress.com/2009/09/i-due-lupi6.jpg?w=119&#038;h=109" alt="i due lupi" title="i due lupi" width="119" height="109" class="alignleft size-full wp-image-47" /></a>Sorgeva l&#8217;alba sull&#8217;immensa pianura abitata dalle sette tribù dell&#8217;alleanza Sioux. Lo spirito del sole scacciava le tenebre e tingeva di rosso le nuvole, le foglie degli alberi, la corrente del fiume e persino i volti delle donne uscite dalle capanne, già intente ai loro mestieri.<br />
Akecheta aveva solo dodici anni, ma si svegliò lo stesso presto, non appena sentì Wachiwi, sua madre, che si alzava dal giaciglio. Il padre Enapay dormiva ancora, spossato da due giorni e due notti di caccia a cavallo nella foresta.<br />
&#8220;Dove vai così presto, Akecheta?&#8221; chiese Wachiwi.<br />
&#8220;Devo andare nel bosco, madre, se ci vado appena le tenebre si sono allontanate, troverò qualcosa d&#8217;importante&#8221; rispose il ragazzo e aggiunse &#8220;me l&#8217;ha detto il nonno&#8221;.<br />
Howahkan, il nonno di Akecheta, era il capo della sua tribù, il suo giudizio era sacro e Wachiwi non osò aggiungere altro.<br />
Il ragazzo si preparò per affrontare il bosco: legò stretti i legacci dei calzari e indossò la sua giacchetta di pelle di bisonte. Portò con sè anche una borsa vuota, che si mise a tracolla, non si sa mai cosa avesse trovato: magari qualcosa da riportare al villaggio per mostrarla a tutti.<br />
Prese a camminare, inoltrandosi sempre più nel fitto della boscaglia. Non aveva paura di non ritrovare la strada, perché suo padre gli aveva insegnato a non perdersi mai, né temeva i serpenti: sapeva afferrarli per la gola e stringerli fino a fargli sputare tutto il veleno.<br />
Ma quello che trovò nel bosco, dopo alcuni chilometri di cammino, non se l&#8217;aspettava proprio.<br />
Acquattato dietro un cespuglio di rovi, scorse un muso lungo e umido, ricoperto di una peluria grigio-argentea. Sapeva riconoscere un lupo ed era pronto a scappare o a combattere, se si fosse reso necessario, quando il lupo uscì dal cespuglio, mostrando un corpo potente e vigoroso e una dentatura perfetta, e si mise a parlare in lingua sioux: &#8220;Ragazzo, cosa fai da queste parti?&#8221;. Akecheta sapeva dominare la paura, quindi la deglutì e la mandò in fondo allo stomaco, poi rispose con voce ferma  &#8220;Cerco una cosa importante&#8221; &#8220;Bene, ragazzo, ritengo che tu l&#8217;abbia trovata. Se ti avvicinerai a me, riempirò la tua tracolla di tanta di quella felicità e di quella fortuna che ti basterà per tutta una vita&#8221;. Akecheta era attratto dagli occhi gialli e magnetici del lupo e da quanto gli aveva promesso, ma sapeva di non doversi fidare, quindi gli voltò le spalle e s&#8217;incamminò a passo veloce verso il villaggio, girandosi ogni tanto per sincerarsi che il lupo non lo stesse seguendo.<br />
Tornato nella rassicurante radura della sua tribù, corse alla capanna del nonno, la più importante e la più grande di tutte, ornata di simboli che alludevano alla guerra e alla caccia, alla regalità e alla sacralità. Entrò e trovò il nonno seduto per terra, intento a fumare nella penombra. Gli si accucciò davanti, chiese scusa per la brusca irruzione, e gli raccontò tutto, tirando fuori dallo stomaco anche il suo spavento che aveva saputo così bene nascondere di fronte al lupo.<br />
Il nonno stette ad ascoltare senza muoversi, emettendo ogni tanto un filo di fumo dalla sua lunga pipa. Poi gli rispose: &#8220;nipote, domani all&#8217;alba torna nel bosco senza paura. Penso che lì troverai un altro lupo che ti dirà cose molto diverse. Ascoltalo con attenzione, ma non accettare né rifiutare le sue profferte. Se lo farai ti perseguiterà per tutta la vita. Se invece ti comporterai come hai fatto oggi, sarai ancora libero di scegliere. Poi vieni da me e raccontami tutto quello che ti ha detto&#8221;.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/storiesenzafine.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/storiesenzafine.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/storiesenzafine.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/storiesenzafine.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/storiesenzafine.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/storiesenzafine.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/storiesenzafine.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/storiesenzafine.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/storiesenzafine.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/storiesenzafine.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/storiesenzafine.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/storiesenzafine.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/storiesenzafine.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/storiesenzafine.wordpress.com/38/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=storiesenzafine.wordpress.com&amp;blog=8345285&amp;post=38&amp;subd=storiesenzafine&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>E ora si cambia genere: carissimi lettori/scrittori, vi propongo una fiaba, ma non una di quelle note ai più. Si tratta dell&#8217;incipit di una fiaba pellerossa, che può finire in molti modi e che, sicuramente, farà riflettere. A voi l&#8217;arduo compito di completarla, rispettando il genere e nello stesso tempo elargendo saggi insegnamenti, funzione primaria della fiaba popolare.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 07:43:13 +0000</pubDate>
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		<title>Come avete visto, la vincitrice di questa sezione dedicata alla fantascienza è Irina Tifebo. Il suo seguito, rispetto all&#8217;incipit proposto, è molto coerente, ma non manca di affascinare il lettore con invenzioni geniali, come quello dello &#8220;sloit&#8221;. Leggete per intero il suo racconto e lo scoprirete. La storia rimane aperta, e non è un male. In futuro penseremo a un sequel&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 07:40:00 +0000</pubDate>
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		<title>Uno di meno</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 08:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simocastiglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9" title="Spazio" src="http://storiesenzafine.files.wordpress.com/2009/06/lo-spazio2.jpg?w=130&#038;h=85" alt="Spazio" width="130" height="85" />Sono due giorni che cammino nella foresta con in mano una mappa della zona e una bussola &#8211; strumenti antidiluviani, ma di più non ho mai potuto avere. Più che camminare corro per garantirmi il massimo vantaggio da chi mi dovrà cercare, da chi forse mi sta già cercando, non so se la stessa Stérea o le sue guardie del corpo o i suoi mastini giardinieri. Dall’odore di putridume della zona umida e marcia dove sto affondando coi miei stivali di fortuna ritengo di trovarmi nella Palude di Ongr. La mappa me ne da conferma.<br />
Quando Stérea mi ha scelto al centro di smistamento per servi volontari o militari volontari, io ero saldamente asserragliato col gruppo dei servi volontari, perché di andare a rischiare la vita nella guerra fra Nordici e Rettiliani non avevo nessuna intenzione.<br />
I Nordici che ci andavano rastrellando sulla Terra, per portarci a servire sul loro pianeta, ci avevano a lungo indottrinato sulla crudeltà e sulla totale mancanza di umanità dei loro nemici, bestioni a forma di dinosauro pronti a polverizzare, con potenti armi di distruzione di massa, i piccoli pianeti dove vivevano gli “esseri sulla strada dello sviluppo personale” (così ci chiamavano) attorno ai vari sistemi solari della nostra galassia. Tuttavia non mi avevano convinto al punto da mettere a repentaglio la mia vita per un fine indubbiamente superiore.<br />
Pensavo che avrei servito meglio e di più la causa comune del cosmo come schiavo volontario di uno di questi “esseri di luce”, i Nordici appunto, che da secoli avevano abbandonato, per tutte le attività domestiche e quotidiane, l’uso delle macchine: una terribile rivolta dei computer e dei robot di cui facevano un largo e indiscriminato utilizzo, sedata a stento, gli aveva fatto temere di perdere una volta per tutte la loro bella e perfetta civiltà, fatta di non invecchiamento, non malattie, non denaro, non transazioni economiche, non paura e ansia, non dolore, emozioni poche e controllate, ma piena di luce, manipolazioni energetiche e saggezza atavica.<br />
Loro ci hanno sempre detto di essere i nostri “fratelli di luce” cosmici, solo un po’ più avanti nel cammino della liberazione dagli impulsi primitivi, come la violenza e l’aggressività. Eppure anche i perfetti Nordici erano impegnati ormai da decenni in una guerra senza esclusione di colpi contro i Rettiliani che abitavano una parte di Orion, il loro stesso pianeta, nonché numerosi altri pianeti nelle galassie circostanti.<br />
La terra e l’acqua sembravano finalmente terminare in una certa direzione. Un’isola si elevava nella palude e, sino a quanto in alto si poteva vedere, la vegetazione sembrava rarefarsi. Consultai la mappa colto da un ‘improvvisa agitazione. Non volli cedere subito alla speranza, ma l’isola era proprio nel punto corrispondente. Salii più veloce che potevo sino a che la nebbiolina, che mi aveva seguito lungo tutta la mia marcia, non si trovò ben al di sotto di me. L’isola era assai grande ed era mossa da molte colline. Ad occhio si estendeva per almeno dieci chilometri, ma non potevo vedere cosa si nascondeva dietro le coste montuose. Lì, in una valle nascosta, doveva trovarsi il <strong>Nuovo Sinedrio</strong>. Li speravo di poter trovare finalmente un angolo di terra non occupato dagli invasori alieni e dalla loro martellante propaganda.<br />
La mia fuga era iniziata cinque giorni prima. Sicuramente quella mattina non avrei mai immaginato che la mia vita stava per cambiare a causa di uno sciocco inconveniente. Dopo aver servito per tutta la nottata Stérea, la mio padrona Nordica, mi dimenticai di prendere lo Sloit, il preparato alchemico – misericordioso &#8211; che i nordici avevano predisposto, nella loro infinita sapienza, per noi poveri terrestri. La stanchezza era così invasiva che appena mi ero seduto nella bolla magnetica di sostentamento e questa aveva preso la forma dei miei desideri, ero tracollato nel buio del sogno. I sonni indotti dallo Sloit erano meravigliosi ed il mio subconscio si accorse subito che quella notte mancava la felicità artificiale. Sognai comunque e, per la prima volta i sogni, che facevo sembravano volermi dire qualcosa.<br />
Vidi me stessa bambina, con i miei genitori, quegli imperfetti umani pieni di difetti e bestiali impulsi. Nel sogno stavamo scherzando ed assieme a noi c’era anche mia sorella, Lusi. Sentii fortissimo il desiderio di abbracciarli e ci stringemmo tutti sino farci cadere gli occhiali, toglierci le scarpe e bagnarci le guance di baci. nel sogno io ricordavo perfettamente che ciò che stavo vivendo era stato vero! Sempre nel sogno sapevo che sarebbe poi successo qualcosa di terribile.<br />
Mi sveglia agitata dalle emozioni fortissime che mi erano state provocate e cercai di ricordare la mia infanzia. I nordici ci avevano salvati dall’errore di vivere nel passato ed io non avevo mai osato di cercare di rivivere ciò che era definitivamente finito. Era una perdita di tempo, un orrendo crimine irrazionale, in quanto assorbiva le nostre energie mentali, impedendoci di migliorare in ogni secondo della nostra vita. Eppure quella sensazione carnale di amore e di contatto era qualcosa che volevo ricordare.</p>
<p><strong>Irina Tifebo</p>
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