Sono due giorni che cammino nella foresta con in mano una mappa della zona e una bussola – strumenti antidiluviani, ma di più non ho mai potuto avere. Più che camminare corro per garantirmi il massimo vantaggio da chi mi dovrà cercare, da chi forse mi sta già cercando, non so se la stessa Stérea o le sue guardie del corpo o i suoi mastini giardinieri. Dall’odore di putridume della zona umida e marcia dove sto affondando coi miei stivali di fortuna ritengo di trovarmi nella Palude di Ongr. La mappa me ne da conferma.
Quando Stérea mi ha scelto al centro di smistamento per servi volontari o militari volontari, io ero saldamente asserragliato col gruppo dei servi volontari, perché di andare a rischiare la vita nella guerra fra Nordici e Rettiliani non avevo nessuna intenzione.
I Nordici che ci andavano rastrellando sulla Terra, per portarci a servire sul loro pianeta, ci avevano a lungo indottrinato sulla crudeltà e sulla totale mancanza di umanità dei loro nemici, bestioni a forma di dinosauro pronti a polverizzare, con potenti armi di distruzione di massa, i piccoli pianeti dove vivevano gli “esseri sulla strada dello sviluppo personale” (così ci chiamavano) attorno ai vari sistemi solari della nostra galassia. Tuttavia non mi avevano convinto al punto da mettere a repentaglio la mia vita per un fine indubbiamente superiore.
Pensavo che avrei servito meglio e di più la causa comune del cosmo come schiavo volontario di uno di questi “esseri di luce”, i Nordici appunto, che da secoli avevano abbandonato, per tutte le attività domestiche e quotidiane, l’uso delle macchine: una terribile rivolta dei computer e dei robot di cui facevano un largo e indiscriminato utilizzo, sedata a stento, gli aveva fatto temere di perdere una volta per tutte la loro bella e perfetta civiltà, fatta di non invecchiamento, non malattie, non denaro, non transazioni economiche, non paura e ansia, non dolore, emozioni poche e controllate, ma piena di luce, manipolazioni energetiche e saggezza atavica.
Loro ci hanno sempre detto di essere i nostri “fratelli di luce” cosmici, solo un po’ più avanti nel cammino della liberazione dagli impulsi primitivi, come la violenza e l’aggressività. Eppure anche i perfetti Nordici erano impegnati ormai da decenni in una guerra senza esclusione di colpi contro i Rettiliani che abitavano una parte di Orion, il loro stesso pianeta, nonché numerosi altri pianeti nelle galassie circostanti.
La terra e l’acqua sembravano finalmente terminare in una certa direzione. Un’isola si elevava nella palude e, sino a quanto in alto si poteva vedere, la vegetazione sembrava rarefarsi. Consultai la mappa colto da un ‘improvvisa agitazione. Non volli cedere subito alla speranza, ma l’isola era proprio nel punto corrispondente. Salii più veloce che potevo sino a che la nebbiolina, che mi aveva seguito lungo tutta la mia marcia, non si trovò ben al di sotto di me. L’isola era assai grande ed era mossa da molte colline. Ad occhio si estendeva per almeno dieci chilometri, ma non potevo vedere cosa si nascondeva dietro le coste montuose. Lì, in una valle nascosta, doveva trovarsi il Nuovo Sinedrio. Li speravo di poter trovare finalmente un angolo di terra non occupato dagli invasori alieni e dalla loro martellante propaganda.
La mia fuga era iniziata cinque giorni prima. Sicuramente quella mattina non avrei mai immaginato che la mia vita stava per cambiare a causa di uno sciocco inconveniente. Dopo aver servito per tutta la nottata Stérea, la mio padrona Nordica, mi dimenticai di prendere lo Sloit, il preparato alchemico – misericordioso – che i nordici avevano predisposto, nella loro infinita sapienza, per noi poveri terrestri. La stanchezza era così invasiva che appena mi ero seduto nella bolla magnetica di sostentamento e questa aveva preso la forma dei miei desideri, ero tracollato nel buio del sogno. I sonni indotti dallo Sloit erano meravigliosi ed il mio subconscio si accorse subito che quella notte mancava la felicità artificiale. Sognai comunque e, per la prima volta i sogni, che facevo sembravano volermi dire qualcosa.
Vidi me stessa bambina, con i miei genitori, quegli imperfetti umani pieni di difetti e bestiali impulsi. Nel sogno stavamo scherzando ed assieme a noi c’era anche mia sorella, Lusi. Sentii fortissimo il desiderio di abbracciarli e ci stringemmo tutti sino farci cadere gli occhiali, toglierci le scarpe e bagnarci le guance di baci. nel sogno io ricordavo perfettamente che ciò che stavo vivendo era stato vero! Sempre nel sogno sapevo che sarebbe poi successo qualcosa di terribile.
Mi sveglia agitata dalle emozioni fortissime che mi erano state provocate e cercai di ricordare la mia infanzia. I nordici ci avevano salvati dall’errore di vivere nel passato ed io non avevo mai osato di cercare di rivivere ciò che era definitivamente finito. Era una perdita di tempo, un orrendo crimine irrazionale, in quanto assorbiva le nostre energie mentali, impedendoci di migliorare in ogni secondo della nostra vita. Eppure quella sensazione carnale di amore e di contatto era qualcosa che volevo ricordare.
Irina Tifebo
sto lavorando, non credere…metto insieme qualche traccia e suggerimento e poi scrivo
Correvo nella palude e ho visto un lucertolone uscire dal fango. Mi sembrava brutto e cattivo, ma poi mi ha detto: “stai tranquillo, ti aiuterò io a scappare, farai finta di essere mio prigioniero”. Cammino con lui e mi porta a un’astronave piccolapiccola. “Ecco, sei libero, torna sulla terra”. E io parto tutto felice e penso che i rettili non sono poi così cattivi come dicono i nordici. Arrivo sulla terra e lo racconto a tutti così tutti lo sanno di chi fidarsi.
Sofia 9 anni
Brava Sofia, finale fantasioso e coerente con il racconto. Forse un po’ breve. Continua così.
La terra e l’acqua sembravano finalmente terminare in una certa direzione. Un’isola si elevava nella palude e, sino a quanto in alto si poteva vedere, la vegetazione sembrava rarefarsi. Consultai la mappa colta da un ‘improvvisa agitazione. Non volli cedere subito alla speranza, ma l’isola era proprio nel punto corrispondente. Salii più veloce che potevo sino a che la nebbiolina, che mi aveva seguito lungo tutta la mia marcia, non si trovò ben al di sotto di me. L’isola era assai grande ed era mossa da molte colline. Ad occhio si estendeva per almeno dieci chilometri, ma non potevo vedere cosa si nascondeva dietro le coste montuose. Li, in una valle nascosta, doveva trovarsi il Nuovo Sinedrio. Li speravo di poter trovare finalmente un angolo di terra non occupato dagli invasori alieni e dalla loro martellante propaganda.
La mia fuga era iniziata cinque giorni prima. Sicuramente quella mattina non avrei mai immaginato che la mia vita stava per cambiare a causa di uno sciocco inconveniente. Dopo aver servito per tutta la nottata Closter, il mio padrone Nordico, mi dimenticai di prendere lo Sloit, il preparato alchemico – misericordioso che i nordici avevano predisposto, nella loro infinita sapienza, per noi poveri terrestri. La stanchezza era così invasiva che appena mi ero seduto nella bolla magnetica di sostentamento e questa aveva preso la forma dei miei desideri, ero tracollata nel buio del sogno. I sonni indotti dallo Sloit erano meravigliosi ed il mio subconscio si accorse subito che quella notte mancava la felicità artificiale. Sognai comunque e, per la prima volta i sogni, che facevo sembravano volermi dire qualcosa.
Vidi me stessa bambina, con i miei genitori, quegli imperfetti umani pieni di difetti e bestiali impulsi. Nel sogno stavamo scherzando ed assieme a noi c’era anche mia sorella, Lusi. Sentii fortissimo il desiderio di abbracciarli e ci stringemmo tutti sino farci cadere gli occhiali, toglierci le scarpe e bagnarci le guance di baci. nel sogno io ricordavo perfettamente che ciò che stavo vivendo era stato vero ! Sempre nel sogno sapevo che sarebbe poi successo qualcosa di terribile.
Mi sveglia agitata dalle emozioni fortissime che mi erano state provocate e cercai di ricordare la mia infanzia. I nordici ci avevano salvati dall’errore di vivere nel passato ed io non avevo mai osato di cercare di rivivere ciò che era definitivamente finito. Era una perdita di tempo, un orrendo crimine irrazionale, in quanto assorbiva le nostre energie mentali, impedendoci di migliorare in ogni secondo della nostra vita. Eppure quella sensazione carnale di amore e di contatto era qualcosa che volevo ricordare.
ottimo Irina, fantasioso e persino coerente con lo stile iniziale.
Sei una “vincitrice” papabile…
Nell’osservare i miei stivali affondare nella terra molliccia una strana sensazione si fa strada lungo il mio corpo, partendo dal mio cuore ferito ed espandendosi in ogni singolo muscolo, osso o terminazione nervosa…
Mi sento impotente: prigioniera di questa palude allo stesso modo in cui sono prigioniera della mia stessa vita.
Getto un’ occhiata alla piccola bussola, il cui schermo fosforescente proietta una flebile lucina sui tronchi degli alberi che ovunque mi circondano, inclinati verso questa melma, come a volermi catturare con i loro rami.
Eppure, sarebbe così facile lasciarmi affondare…
Niente più fughe, timori, niente più rabbia e sofferenza.
Ma c’è qualcosa, molto in profondità dentro di me, che mi spinge a fare un altro passo, e poi un altro ancora, e ancora un altro.
Ripenso a tutte quelle volte in cui ho detto -voglio morire-, magari per attirare l’attenzione, magari per scherzare, ma solo adesso mi rendo conto di quanto fosse orribile quella frase: non lascerei mai e poi mai andare la mia vita così, senza lottare, senza difendermi.
Il mio mondo è così, ne sono consapevole, non posso certamente cambiarlo; ma posso cambiare me stessa! Posso cercare il lato positivo in ogni cosa, posso scegliere di accontentarmi di ciò che ho senza ricercare l’impossibile.
Scelgo la VITA.
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Sto ancora camminando, adesso sembro uno dei nostri robot metallici, avanzo senza pensare, come se avessi ricevuto un ordine e dovessi obbedire.
Comincio a dubitare che il mio destino offrirà qualcosa di diverso da fango e oscurità.
Ma poi, all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, vedo all’orizzonte un enorme macchinario che si avvicina.
E’ uno scandagliatore di nebbia! Un grande aggeggio metallico che sonda le paludi in lungo e in largo alla ricerca di oggetti dispersi e interessanti da poter rivendere, così da guadagnare un bel pò di Brags in monete o banconote!
E quando lo scandagliatore di nebbia giunge al mio fianco, lo sportello si apre, la scaletta di corda lisa viene lanciata verso di me e un ragazzo fa capolino da lassù.
Porta i capelli lunghi, raccolti in un semplice codino scuro sulla schiena. Ha gli occhi chiari, le labbra carnose e uno sguardo (fortunatamente) amichevole.
Nell’euforia del momento, mi pare un angelo: è venuto a salvarmi! Ovviamente ciò non è possibile, ma io lo vedo brillare di luce propria ed è… è così fantastico che mi lascio annegare nelle sue pupille celesti.
“Allora, vuoi venire su?” esclama dopo un pò di tempo.
Io deglutisco, non riesco a parlare ma spero che riceva il mio messaggio telepatico.
-Non desidero altro-.
originale… trasformare la cupezza della prima parte nel radioso incipit di una storia d’amore.
Hai colto in pieno la potenza del “favoloso”
I nordici erano giunti nel nostro pianeta quando io avevo appena nove anni. Atterrò una sola astronave, protetta da un campo di forza trasparente ed impenetrabile. Convocarono tutti i capi di stato e di governo presso di loro fissandogli un termine di 24 ore. Quasi nessuno si presentò ed allora decollarono centinaia di minuscoli aerei che man mano che si allontanavano diventavano di dimensioni normali. Nessuna difesa valeva contro di loro, con precisione assoluta, superando ogni barriera e difesa, catturarono tutti i governanti. Di ciascuno conoscevano tutto e ad ognuno furono rimproverate colpe ed omissioni. Esterrefatti dalla facilità con la quale ogni difesa terrestre era stata superata nessuno cercò di reagire. Alcuni servizi segreti organizzarono attacchi terroristici contro l’astronave ma nulla poteva penetrare le sue difese.
Quando riemersero i governanti tutti capirono subito che non si trattava delle stesse persone a tutti conosciute. Dicevano tutti le stesse cose nello stesso modo. D’ora innazi avrebbe governato la terra esclusivamente la razionalità. Le emozioni erano bandite. Tutte. Le uniche emozioni ammesse erano la comprensione intellettuale e la serenità derivante dall’introspezione. I governanti convinsero istantaneamente tutti coloro con cui entrarono in contatto. Evidentemente i Nordici avevano il potere di agire sulle menti e di cambiarle. Dopo un pò venne fuori che nell’universo esistevano dei cattivi. Erano i rettiliani, popolazione barbara preda degli istinti tra cui per primo quello di guerra. Così dicevano i nordici. Occorrevano volontari per combattere e quasi tutti i terrestri si misero in lista per la guerra di liberazione universale.
Io no. Preferivo asservirmi qui sulla terra al disegno di felicità dei nordici.
Ora non ricordo più bene le mie emozioni di prima dei nove anni, forse oltre che cambiarci la mente i nordici hanno anche cambiato i nostri ricordi. Con certezza però tutti i loro condizionamenti non potevano oltrepassare il livello del conscio. Nel subconscio, quando sognavo, io tornavo libera, nemmeno i nordici potevano modificare il meccanismo dei sogni. Così da quella sera continuai a non prendere i farmaci del buon sonno e piano piano mi riappropriai della mia dimenticata natura umana. La veglia però mi diventava ogni giorno più insopportabile. Era così piatta e morta se paragonata alla forza bruciante delle emozioni. Elaborai un piano per conoscere se altre persone erano nella mia situazione. Mi iscrissi agli studi di verità e mostrai interesse per la cura delle patologie umane. Accedendo al “motore immobile” potei mentalmente effettuare le ricerche che mi interessavano per motivi di studio. La patologia che mi interessava si chiamava “Regressione allo stato barbarico”. Normalmente nel corso della veglia nessuno ne soffriva, tranne alcune, pochissime, persone che non rispondevano ai poteri mentali benefici dei nordici. Mi chiesi se esistesse un’altra patologia consistente nel non ingerire la droga del buon sonno e subito emerse che sin da subito tantissimi umani si erano rifutati di curarsi nel sonno. Per costoro la cura consisteva in un ulteriore condizionamento che veniva operato nello stato di veglia, ogni sera, per costringerli a prendere comunque la medicina. Questo intervento terapeutico coattivo sarebbe proseguito per tutta la vita.
Incuriosita continuai la mia esplorazione del motore immobile e chiesi immagini, sensazioni, parole e tuto quanto reperibile circa l’asocialità umana. Tutto era curabile dai nordici semplicemente incrementando il controllo diurno sugli umani. Mentre stavo così navigando fui contattata da un altro utente che mi comunicò:
“Il mare è profondo
ben oltre la superficie celeste
immensa oscurità, immensa luce.
Per esplorare l’aria alterata
occorre viaggiare sino al fondo marino
nella nave dei sogni”.
Era un messaggio diretto a me.
Ma da chi ?
Attenzione a tutti i lettori/scrittori. Lunedì avverà la scelta del vincitore, che vedrà il suo racconto pubblicato per intero con il suo nome e cognome o nik name. Contemporaneamente cambierà il testo da completare e il genere letterario. Quindi se ci tenete a concorrere per la fantascienza, e per questo racconto in particolare, affrettatevi nel fine settimana.
Un caro saluto a tutti
Simona C.
eccomi prof sono lla marta
ciao Marta, come vedi il racconto di fantascienza è già chiuso e ha un avincitrice. Se vuoi, lavora sulla fiaba indiana, ti piacerà.